IL DR. MED. FRANCO DENTI, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DEL CANTON TICINO (OMCT) ILLUSTRA IL SUO IMPEGNO POLITICO A FAVORE DI UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ EFFICACE E DALLA PARTE DEI CITTADINI.
Accanto alla professione medica, lei ha mostrato una grande passione per la politica: come è riuscito a conciliare questi due mondi e qual è il bilancio del suo impegno nelle istituzioni?
«Ho imparato che l’ascolto delle persone è fondamentale: dalla medicina a tutte le tematiche della vita quotidiana.
A 50 anni, avendo realizzato pienamente tutti i miei sogni, di essere diventato un medico di successo, oltre ad avere costruito una bella famiglia con mia moglie Renata e i
miei setter irlandesi, sollecitato dall’allora presidente del PPD Avv. Giovanni Jelmini, ho ritenuto di dovere mettere a disposizione il mio sapere di medico e di uomo al Cantone che mi ha permesso di realizzare pienamente il mio progetto esistenziale.
Per due legislature, dal 2011 al 2019, sono stato Deputato al Gran Consiglio ticinese. Il mio bilancio è tutto sommato positivo, anche se le mie aspettative personali per ottenere qualche risultato più incisivo in alcuni ambiti, ad esempio in quello pianificatorio ospedaliero (2014/15) e su alcuni temi ambientali, erano decisamente più alte».
Quali sono state le principali battaglie nella quali nel corso del tempo ha ritenuto necessario impegnarsi?
«Negli ultimi 10 anni sono stato particolarmente attivo nel promuovere la professione di medico di famiglia attraverso l’assistentato negli studi medici e ho promosso la costituzione dell’Istituto di Medicina di famiglia dell’USI insieme all’EOC. Più critico sono stato nei confronti della politica, in particolare di quella federale, per la cronica incapacità di trovare delle soluzioni durature e per i tempi troppo lunghi delle riforme nell’ambito dell’Assicurazione contro le malattie (LAMal), basti pensare all’approvazione
del Finanziamento uniforme dei settori ambulatoriale e stazionario (EFAS), lanciato nel 2009 e approvato dal popolo ben 15 anni dopo! Con particolare soddisfazione ricordo di essere stato, nel 2012, il primo firmatario di un’iniziativa parlamentare volta a istituire la Commissione permanente della sanità e della sicurezza sociale, che potesse trattare non solo di sanità, ma anche di tutte le questioni di socialità.
Ho raccolto un’ulteriore soddisfazione allorquando il Parlamento approvò, plebiscitandola, la mia iniziativa cantonale del 14.1.2014 (dossier 13.315), sottoscritta insieme ad altri
Deputati, che si prefiggeva di regolamentare nella LAMal il processo di approvazione dei premi da parte dell’Autorità federale. In particolare, con l’iniziativa si voleva conseguire
maggior trasparenza nel meccanismo di fissazione dei premi per ridare ai Cantoni degli elementi convincenti per poter dare ai cittadini, in particolare ticinesi, una plausibile giustificazione sui continui aumenti dei premi. Un tema molto attuale anche ai nostri giorni».
Lei ha criticato più volte la mancanza a livello federale di una adeguata pianificazione sanitaria. Quali sono a suo giudizio gli interventi più urgenti da adottare?
«La LAMal attribuisce ai Cantoni la competenza per stabilire la pianificazione ospedaliera, ossia per determinare l’offerta sanitaria in ambito stazionario (con ricovero in ospedale o in clinica privata). La LAMal fissa le regole tramite le quali i Cantoni stabiliscono chi fa cosa, dove. In poche parole il legislatore federale impone ai Cantoni
di attribuire ai fornitori di prestazioni (chi: ospedali pubblici e cliniche private) i mandati di prestazioni (cosa: quali prestazioni), per ogni singolo stabilimento (dove). Purtroppo,
come per altre leggi, Berna comanda e i Cantoni pagano! e secondo il principio del “chi paga, comanda” ogni Cantone si muove a modo suo …Da qui la responsabilità del nostro Cantone se i costi (e i premi) sono troppo alti! In un Paese come la Svizzera, dove ben 26 Cantoni si assumono questa competenza e ne portano la responsabilità appare piuttosto utopico parlare di un sistema sanitario unitario nazionale. E nemmeno la somma dei 26 sistemi sanitari cantonali, tutti diversi tra loro, riesce a dare un quadro
complessivo uniforme dell’offerta sanitaria svizzera. Malgrado l’ottimo livello e l’elevata qualità della sanità svizzera, siamo tutti convinti che il nostro sistema sanitario ha un costo ormai divenuto insopportabile per la gran parte dei cittadini svizzeri.
Solamente a partire dal 2009, la LAMal ha stabilito che una pianificazione per lo meno intercantonale (non dettata dalla Confederazione, ma concordata tra i Cantoni) andava
fatta per le prestazioni della cosiddetta Medicina altamente specializzata (MAS). Confederazione e Cantoni non si sono ancora accordati sul chi fa cosa nell’ambito dei trapianti di organo (si pensi ai trapianti di cuore) che vengono – ancora oggi – effettuati praticamente in tutti e cinque gli ospedali universitari svizzeri, malgrado la bassa casistica.
Proprio in ambito MAS, il Ticino, grazie alla concentrazione delle attività più complesse e specialistiche sull’Ospedale Civico di Lugano dell’EOC è riuscito a farsi attribuire dei mandati MAS che vanno a tutto vantaggio della popolazione ticinese: ferite gravi, STROKE, chirurgia viscerale complessa. Fondamentali per ottenere il mandato sono le competenze delle risorse umane impiegate (Medici specialisti e team infermieristici), l’impiego di sofisticate installazioni mediche e attrezzature, così come le capacità nell’ambito della ricerca, il rispetto di elevati standard di qualità, ecc. all’interno del singolo stabilimento.
Negli ultimi tempi si sono alzate alcune voci – soprattutto dagli ambienti degli assicuratori malattia – che hanno invocato il passaggio della competenza pianificatoria
ospedaliera dai Cantoni alla Confederazione.
Secondo me, fanno bene i Cantoni a opporsi, proprio perché Berna è troppo lontana dai bisogni dei cittadini e privilegia gli aspetti finanziari, anziché quelli sanitari e quelli legati alla garanzia di un adeguato accesso alle cure per tutta la popolazione».
Guardando nello specifico del sistema sanitario ticinese, quali sono le principali questioni aperte che attendono ancora una soluzione?
«Senza ombra di dubbio: la pianificazione ospedaliera cantonale, vista in proiezione con l’evoluzione ormai insostenibile dei premi di cassa malati, divenuti decisamente
impagabili per una larga fetta della popolazione ticinese. Confesso che mi sono arrabbiato non poco quando ho letto sul giornale che per il relatore della Commissione speciale (CSSS) del Gran Consiglio, il risultato era frutto del classico “compromesso” politico. Anche la Commissione della gestione ha espresso grande preoccupazione e sottolineato la necessità di intervenire con maggiore decisione. Insomma, molti affermano che «non si può andare avanti così” ma non propongono nulla se non antenere
lo status quo che però diventa sempre più gravoso per le cittadine e per i cittadini e il Cantone spende 420 milioni di franchi per rendere sostenibili i premi di cassa malati a circa 110.000 persone.
E gli altri 240.000 cosa faranno? Il voto favorevole all’EFAS del 24 novembre 2024, che è la prima vera riforma della LAMal, obbligherà per forza di cose anche il Canton Ticino ad accelerare le riforme pianificatorie necessarie per mantenere sostenibile, di qualità e accessibile a tutti il nostro sistema sanitario».